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Cultura
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Informazioni e Accoglienza Turistica - Musei

MUSEO CASA LEOPARDI
Via Leopardi, 14

SALA INTRODUTTIVA - Un lungo corridoio porta ad una stanza allestita qualche anno fa, dove, per un migliore apprezzamento delle opere contenute nell’ antica biblioteca, in due teche sono esposti volumi che attestano l’evoluzione della stampa nei secoli ed esemplificano le molte materie argomento di studio per Monaldo ed i suoi figli. Da qui si entra in una sala completata in epoca successiva dai fratelli di Giacomo, Paolina e Pierfrancesco, continuatori dell’opera paterna.

STANZA DELL’ALCOVA - Si passa poi in una stanza divisa in due parti distinte: essa contiene sia opere di carattere letterario e scientifico che volumi più antichi, incunaboli e manoscritti. Nel camerino adiacente sono conservati documenti dell’archivio familiare a partire dall’anno 1207: Monaldo li utilizzò per compilare la storia della famiglia.

SECONDA SALA - Segue una sala in cui si trovano prevalentemente opere di carattere teologico acquistate dopo la soppressione di alcuni conventi locali, a causa delle vicende belliche di quegli anni. Fra essi la Bibbia poliglotta in otto lingue e in sei volumi, della quale Giacomo si servì giovanissimo per impadronirsi da solo delle lingue greca ed ebraica. Fra le finestre, lo scaffale contenente i libri la cui lettura era allora proibita dalla Chiesa. I giovani Leopardi tuttavia potevano accedere liberamente a queste opere per una particolare dispensa che Monaldo aveva chiesto ed ottenuto dal Papa. Notevole il fatto che questo permesso fosse esteso anche alla giovane Paolina che, contrariamente all’uso dei tempi, seguiva il medesimo percorso culturale dei fratelli. Una targa marmorea con l’iscrizione latina attesta che Monaldo permetteva allora la consultazione dei libri ai suoi contemporanei, “FILIIS, AMICIS, CIVIBUS”.

PRIMA SALA - La sala seguente contiene preziosi antichi libri di argomento enciclopedico. Essa era la preferita del poeta perché, come racconta il padre, nell’adolescenza egli era solito accostare il suo tavolino di studio alla finestra, da cui poteva seguire l’allegro movimento della famosa “piazzola” e udire la gioiosa voce della fanciulla che poi celebrò come “Silvia”. Al centro un busto marmoreo di Giacomo, su uno dei tavoli il suo calamaio di ceramica bianca. Si nota, fra volumi molto più antichi, anche la famosa “Enciclopedie” di Diderot e d’Alembert, che alla fine del Settecento aveva portato un soffio di modernità nella conoscenza scientifica.

SALA DEI MANOSCRITTI - Si passa poi in una sala che un tempo era di passaggio e che fu arredata dal nipote del poeta (anch’egli di nome Giacomo, figlio di Pierfrancesco, il più giovane dei fratelli Leopardi) in occasione delle celebrazioni per il primo centenario della nascita nel 1898.Abitualmente è chiamata sala dei manoscritti perché in una teca centrale sono esposti numerosi autografi del poeta, dalle prime composizioni puerili ad opere di età più adulta. Fra essi anche il passaporto per Milano e l’unica sua vera immagine esistente, eseguita dal ritrattista Lolli per una edizione bolognese dei Canti. Alle pareti ritratti ottocenteschi della famiglia e l’albero genealogico compilato da Monaldo sulla base degli antichi documenti presenti in archivio. Su quattro consolle marmoree sono appoggiate altrettante scaffalature contenenti le prime edizioni delle opere del poeta e volumi di saggistica leopardiana.

STUDIO DI MONALDO - Nel successivo studio di Monaldo, che dalla sua ampia scrivania seguiva le fatiche scolastiche dei tre figli maggiori Giacomo, Carlo e Paolina, sono conservati i manoscritti e le pubblicazioni delle sue numerose opere di carattere storico, filosofico, politico. Ai lati di un antico caminetto si notano alcuni disegni eseguiti dai figli, di cui uno a firma del poeta giovanetto. Sulle altre pareti, oltre ad immagini care a Monaldo, spiccano due stampe su cui si possono leggere i programmi di due successivi saggi offerti ad un pubblico di amici e parenti dei fanciulli Leopardi, già in grado di affrontare in giovanissima età tesi dotte ed impegnative su argomenti vari. Conclude il percorso un’ultima stanza con una raccolta di libri più recenti di argomento vario, riviste ottocentesche, e opuscoli riguardanti la storia di Recanati.In un apposito armadio si conservano le antiche pergamene raccolte da Monaldo e dai suoi figli.

LA BIBLIOTECA - La biblioteca accoglie più di 20.000 volumi, di cui la maggior parte ivi raccolti ed ordinati da Monaldo Leopardi padre di Giacomo. L’attuale percorso della biblioteca non rispecchia in pieno la sistemazione iniziale, ma è stato dettato dalla necessità di adeguarsi alle vigenti norme di sicurezza. La collocazione dei volumi e dei ricordi è tuttavia rimasta inalterata dal tempo della sua costituzione, come attestano le schede della catalogazione compilate da Monaldo e dai suoi figli. Alla biblioteca si accede ora attraverso alcune stanze dove in tempi recenti furono e vengono tuttora collocati saggi di critica leopardiana, oltre ad edizioni e traduzioni delle opere di Giacomo.

Per Informazioni - tel. 071 75 73 380
www.giacomoleopardi.it


MUSEO CIVICO
(Pinacoteca - Museo Archeologico - Museo Uncini)

Via Gregorio XII

Situato a Villa Colloredo Mels l'edificio assunse la fisionomia di Palazzo verso la fine del 500, diventando oggetto di continue trasformazioni nei secoli seguenti fino ad ottenere l'aspetto attuale in età neoclassica. L'inaugurazione è avvenuta nell'estate 1998 dopo il trasferimento della Pinacoteca dal Palazzo Comunale. È articolato in cinque sezioni: la sezione archeologica, che permette di conoscere l'organizzazione di una comunità neolitica con varie sovrapposizioni fino all'età del ferro; la sezione medievale che documenta la vita della città nel periodo di massimo splendore e comprende, tra l'altro, opere di Ludovico di Magno da Siena (not. 1395), Pietro di Domenico da Montepulciano (att. XV secolo) e Vincenzo Pagani (1490-1568); la sezione rinascimentale che raggruppa quattro tra le più significative opere di Lorenzo Lotto (1480 - 1556): l'Annunciazione, il Polittico, la Trasfigurazione, il San Giacomo Maggiore, la sezione dedicata al Seicento e Settecento; la sezione ottocentesca che illustra il contesto storico-economico e sociale in cui è maturata l'esperienza di Giacomo Leopardi. Il Museo comprende inoltre la Galleria d'Arte moderna e contemporanea, con sale dedicate ad artisti recanatesi o legati culturalmente alla città. Uno spazio per le esposizioni temporanee artistico - culturali è situato al piano terra.

Orario Apertura Estiva - dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00
Orario Apertura Invernale - dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
Aperto da Martedì a Domenica

Biglietto Intero - 4,00 €
Biglietto Ridotto - 3,00 € per studenti - Oltre 65 anni - Militari - Gruppi

Gratuito per i bambini sotto i 6 anni

Per Informazioni - tel. 071 75 70 410


MUSEO DIOCESANO
Via Gregorio XII

Vanta dipinti dal XIV al XVI secolo di artisti quali: Guglielmo da Venezia, Pietro di Domenico da Montepulciano, Ludovico Urbani, Giacomo da Recanati (1443) , una attribuita al Mantegna e una Santa Lucia del Guercino, Pomarancio, arredi e oreficerie di vari secoli, sculture, messali, opere d'arte minore. Tra i marmi: una statua romana e un lavabo di Andrea Sansovino.

Visita disponibile solo su prenotazione per gruppi di minimo 3 persone

Per Informazioni - tel. 071 75 70 410


CIVICO MUSEO BENIAMINO GIGLI
Presso il Teatro Persiani

Il Teatro Persiani è la nuova sede del Civico Museo Beniamino Gigli che si trovava all'ultimo piano del Palazzo Comunale. Il nuovo allestimento è curato dal regista Gabris Ferrari, docente dell'Accademia di Venezia, che ha lavorato in collaborazione con lo scenografo Marcello Morresi e il supporto dell'Ufficio Tecnico del Comune di Recanati. La Sala dei Trenta e i locali attigui si trasformano in un prcorso di scoperta e ascolto di uno dei cantanti lirici più amati dal pubblico. Tra le particolarità dell'allestimento, la ricostruzione del suo camerino e la realizzazione di un piccolo spazio teatrale dove sono presenti delle gigantografie del tenore immortalato durante le esibizioni più famose. Nella sala principale è stato invece ricavato una sorta di cinema ideale dove vengono proiettati dei film di Gigli, che i visitatori potranno guardare seduti su vecchie sedie da cinema restaurate. Nello stesso spazio è stato allestito anche un punto di visione, con due postazioni, dove scorreranno le immagini di un racconto visivo della sua vita.

Orario Apertura Estiva - dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00
Orario Apertura Invernale - dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00
Aperto da Martedì a Domenica


Biglietto Intero - 3,00
Biglietto Ridotto - 2,00 €
per studenti - Oltre 65 anni - Militari - Gruppi
Gratuito per i bambini sotto i 6 anni

Per Informazioni - tel. 071 75 70 410


CENTRO STUDI ASSOCIAZIONE “Il Paesaggio dell’Eccellenza”
Galleria Civica Guzzini - Palazzo Comunale

Questo luogo è stato pensato dall’associazione “IL Paesaggio dell’Eccellenza” per offrire a Recanati, al territorio circostante, agli Associati e a chiunque sia interessato alla Storia Economica marchigiana, una sede dove poter accedere, in maniera coinvolgente ed appassionante, al percorso compiuto dalle tante ed importanti aziende marchigiane situate fra i fiumi Potenza e Musone. A questo fine lo spazio è stato strutturato in due aree:

L’area Permanente, dove grazie ad immagini, video e testi si potrà scoprire la storia e le molteplici attività dell’Associazione, il territorio che la circonda e le oltre 30 realtà industriali associate.L’area Temporanea, in cui si avvicenderanno esposizioni con a tema la cultura industriale locale e nazionale. Un posto che approfondirà esperienze locali e nazionali espresse dal nostro Made in Italy: l’innovazione tecnologica, il lavoro, la ricerca, l’internazionalizzazione, l’architettura e il design.
Nella sezione temporanea è allestita (dal 3 giugno 2010 al 30 gennaio 2011) la mostra fotografica “Volti e Voci dal Lavoro. Uomini e Aziende fra le vallate del Potenza e Musone”: un’esposizione in cui, tramite un percorso cronologico e tematico, si è voluto rendere visibili i cambiamenti del mondo del lavoro attraverso le “voci e volti” delle migliaia di lavoratori marchigiani che hanno contribuito alla ricchezza di questa regione.

Il racconto della mostra (che si sviluppa anche attraverso video storici delle aziende appartenenti alla nostra Associazione) è stato suddiviso in tre temi:
1) Lavorare - Il lavoro raccontato attraverso i passaggi evolutivi che, dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri, si sono susseguiti in questa regione.
2) Conoscere - L’illustrazione di come questo territorio è stato, ed è, permeabile rispetto alle nuove conoscenze nell’ambito industriale.
3) Vivere - L’azienda come luogo del “dopo lavoro”, momenti che vanno dal tempo dello svago, del riposo e della socialità.

Orario Apertura
dal Giovedì al Sabato - dalle 18:00 alle 20:00


Ingresso Gratuito

Per Informazioni - tel. 334-9157632 - mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


CENTRO NAZIONALE STUDI LEOPARDIANI
(Biblioteca - Museo Didattico Artistico)

Via Monte Tabor, 2

Nato nel 1937, con la finalità di diffondere l'opera di Giacomo Leopardi in Italia e nel mondo il Centro Nazionale di Studi Leopardi consta oltre che di una biblioteca, di un museo articolato in tre sezioni fondamentali: una prima comprende un excursus bio-bibliografico sul Poeta che presenta documentari relativi alla sua città, alla famiglia, alla vita e all'ambiente in cui visse. Ultimamente sono stati aggiunti una saletta audiovisivi ed un archivio fotografico con circa 3.000 riproduzioni fra fotografie a colori, in bianco e nero e diapositive. Così composto il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, si configura come un istituto culturale che promuove e favorisce gli studi e le ricerche intorno alla vita e alle opere di Giacomo Leopardi (1798-1837). Di particolare interesse un Ritratto del pittore eseguito post mortem da Domenico Morelli nel 1845. Per conseguire i suoi scopi il Centro raccoglie e conserva autografi del Poeta, libri, facsimili, cimeli e documenti iconografici; promuove e incoraggia la pubblicazione di scritti editi ed inediti del Leopardi e di lavori su di lui; indice convegni, corsi di studio e conferenze; mette a disposizione premi e contributi per favorire ricerche e tesi di laurea. Esso dispone di una sede - annessa a Palazzo Leopardi - appositamente costruita su disegno dell'arch. De Angelis d'Ossat nel 1937-1940.

Orario Apertura
dal Lunedì al Venerdi dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 19:30
Sabato
dalle 10:00 alle 13:00

Biglietto - 1,00 €
Biglietto con guida - 2,00 €

Per Informazioni - tel. 071 75 70 604
www.centrostudileopardiani.it


MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA E DELL'IMMIGRAZIONE
Complesso Sant'Agostino

Ospitato nel complesso di S. Agostino offre l’occasione di far conoscere il ricco patrimonio artistico di proprietà della città. La collezione è la risultante dell’unione di donazioni attivate dal Comune negli ultimi anni e di opere provenienti dal deposito comunale. Il Museo si apre con una sezione dedicata a Lorenzo Gigli, artista che più di altri rappresenta ‘l’Emigrazione’. Nella galleria centrale sono esposte le opere di autori vari acquisite dalla città nel corso degli anni mentre nella parte finale sono esposte le opere degli artisti Umbri donate recentemente alla Città. All’interno del Galleria si aprono delle sezioni fra cui quella dedicata a Wladimiro Tulli, uno degli artisti, scomparso recentemente, più rappresentativi del Novecento italiano. Seguono altre sezioni: una dedicata alle opere grafiche, che vede la presenza fra gli altri di Cantatore, Annigoni, Cavallo, una al disegno e una all’ Immaginario e all’Astrattismo.

Visita su prenotazione - Per Informazioni - tel. 071 75 70 410


MUSEO DELLA CHITARRA "OLIVIERO PIGINI"
Palazzo Comunale

Inaugurato il giorno 22 Maggio 2004 è stato realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Recanati e la Eko - nella persona del suo Direttore Generale Stelvio Lorenzetti. La collezione attualmente esposta vuole essere solo un primo nucleo di un museo di maggiori dimensioni e di più ampia articolazione. Questo, per seguire le indicazioni di Don Lamberto Pigini, fratello del fondatore della Eko, che in anche in questo modo intende rendere omaggio alla memoria di uno dei più illuminati imprenditori italiani."

Orario Apertura
da Martedì a Domenica - dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00


Biglietto Intero - 2,50
Biglietto Ridotto - 1,50 € per Scolaresche - Gruppi - Oltre 65 anni

Per Informazioni - tel. 071 75 70 410
www.fetishguitars.com


CASA MUSEO BIAGETTI - CINTOLI
Via Falleroni, 83

Biagio Biagetti era il nonno materno di Cintoli ed entrambi hanno vissuto in modo diverso e per differenti stagioni della loro vita, a Recanati, nella casa di via Falleroni.Una parte di tale palazzo è ora custodita da Fiorenza Biagetti figlia di Biagio e da Vittorio Cintoli, fratello di Claudio; vi si possono vedere le raccolte di Biagetti e di Cintoli facenti parti della collezione personale dei suddetti eredi.In questa raccolta si possono vedere numerosi bozzetti preparatori che riguardano le principali opere che l'artista di Porto Recanati ha eseguito in Italia.

Visita su prenotazione
Per Informazioni - tel. 071 75 70 410


CENTRO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE
Via Campo dei Fiori, 5

Il CEA è stato realizzato in un edificio a tre piani presso Villa Colloredo Mels. All'interno è stato costruito un vero e proprio ecosistema fluviale, utilizzando materiali sintetici, materiali derivanti da cicli naturali ed animali vivi. I visitatori vengono guidati lungo un percorso che ricostruisce fedelmente un alveo fluviale, dalla sorgente alla foce. Durante la "discesa verso il mare" si scoprono la flora e la fauna tipiche di ciascun tratto fluviale attraverso un'approccio emotivo-sensoriale. L'edificio ospita anche l'Ostello disposto su due piani e prevede la possibilità di accogliere fino 48 persone. L'abbattimento delle barriere architettoniche consente soggiorni anche a portatori di handicap.

Per Informazioni - tel. 071 75 73 203


 
Chiese PDF Stampa E-mail
Informazioni e Accoglienza Turistica - Chiese
CHIESA E CONVENTO DEI FRATI CAPPUCCINI
Piazzale dei Cappuccini, 1

Nel 1616 furono costruiti il convento e la chiesa dedicati alla Madonna di Loreto. I frati cappuccini hanno sempre avuto rapporti con la vicina famiglia Leopardi: appartiene a essa la prima Cappella laterale destra, dove fu esposto il quadro della Madonna Consolatrice degli Afflitti, protettrice dei Conti Leopardi. Secondo la Regola dell'Ordine è senza ornamenti. Nell'altare maggiore, costruito in noce, quadro della Madonna di Loreto dipinto da Girolamo Cialderi (1593 - 1680 Urbino), ai lati due tele settecentesche raffiguranti Santa Chiara e Santa Margherita da Cortona. Nel secondo altare, alla destra di chi entra, La Madonna dell'Insalata, pregevole tela attribuita da storici dell'arte al grande artista del Cinquecento, Caravaggio. Sul piazzale di fronte alla chiesa fu eretta una stele in travertino, decorata con ceramiche di Arturo Politi e Rodolfo Ceccaroni.

CHIESA DI SANTA MARIA IN MONTEMORELLO
Piazzola del Sabato del Villagio

Costruita nella seconda metà del Cinquecento dai fratelli Pier Niccolò e Orazio Leopardi sopra un’antica chiesa, è legata alle vicende della famiglia Leopardi. Nel fonte battesimale del presbiterio fu battezzato Giacomo Leopardi il 30 giugno 1798. Un antico dipinto rappresentante la Beata Vergine è stato inserito nel muro sopra l’altare.

  CHIESA DI SAN PIETRINO
Via Leopardi,10

La piccola chiesina è appartenuta alla Confraternita degli Orti. Gli ornamenti esterni risalgono al XIV secolo e nel fianco destro sono ancora visibili resti di costruzione romanica. Si presume che il portale sia opera di Luigi Vanvitelli.



CHIESA DI SAN VITO
Piazzale San Vito

Di impianto romanico-bizantino, il complesso fu ceduto ai padri della Compagnia di Gesù i quali, a spese principalmente di due fratelli Leopardi, vi fondarono un collegio. La chiesa ha subito un rifacimento nella seconda metà del Seicento a opera dell’architetto Pier Paolo Jacometti. Il terremoto del 1741 danneggiò profondamente la facciata che nel 1771 fu rifatta in cotto e con le colonne a spirale bicromate, su disegno di Luigi Vanvitelli. Dalla cappellina all’inizio della navata di destra si ha l’accesso all’oratorio della Congregazione dei Nobili, dove era conservata la tela del Pomarancio (Cristoforo Roncalli) raffigurante La presentazione al Tempio, due piccole tele di Pier Simone Fanelli e L’Assunta del Latre. Da questo luogo il giovane Leopardi lesse in varie solennità religiose i suoi Discorsi Sacri. Di notevole interesse sono anche le tele di Felice Damiano da Gubbio (1582), di Giuseppe Valeriani (1550) e Paolo de Matteis (1727).

CHIESA DI SANT’AGOSTINO
Piazzale Pietro Giordani

La costruzione in stile gotico risale al XIII secolo; la chiesa e il chiostro furono costruiti assieme al Convento degli Eremitani di Sant’Agostino nel 1270 e rifatti, un secolo dopo, in concomitanza dei lavori alla Cattedrale di San Flaviano. Nonostante i rifacimenti, la chiesa conserva le arcate delle lunghe finestre, ora chiuse, con eleganti decorazioni in cotto. Il portale in pietra d’Istria fu eseguito da Giovanni di Fiandra su disegno di Giuliano da Majano (1485) mentre l’interno fu rifatto sul finire del XVII secolo su disegno di Ferdinando Galli da Bibbiena. Di notevole pregio sono gli ornamenti degli altari: marmi e pale eseguite da pittori di rilievo quali il Filippo Bellini, Pier Simone Fanelli, Felice Damiani e resti di affreschi realizzati da Giacomo da Recanati. Nella chiesa sono conservate anche alcune opere di Antonio Calcagni, che qui è stato sepolto e opere del Bellini. Dal Chiostro di Sant’Agostino è visibile il campanile della chiesa, decapitato da un fulmine, reso celebre dalla poesia leopardiana Il passero solitario. Qui si trova il Museo di Arte Contemporanea dei Pittori dell’Emigrazione.

CHIESA DI SAN MICHELE
Via Cavour

Risale al 1234 ma fu rifatta nel 1783 su disegno dell’architetto Carlo Orazio Leopardi.

CHIESA DI SAN DOMENICO
Via Porta San Domenico

Costruita dopo la venuta dei Padri Domenicani nel 1272, la chiesa venne rimaneggiata in vari periodi. Nel convento, ora demolito, sostò San Pietro martire che vi lasciò una reliquia della Santa Croce. L'attuale portale è attribuito a Giuliano da Majano e risale al 1481 mentre l'abside in stile neogotico risale all'Ottocento. La chiesa di San Domenico conserva al suo interno il dipinto San Vincenzo Ferrer in gloria (1513?), affresco eseguito da Lorenzo Lotto e privato nel Settecento delle pari superiore e inferiore per adattarlo, in occasione del rifacimento barocco della chiesa, alle dimensioni di una pala d'altare. L'opera è l'unico affresco realizzato dal Lotto nelle Marche. Di fronte allo stesso, il San Sebastiano del Torregiani.Scendendo nella via, a destra della chiesa, si incontra Porta San Domenico del XVI secolo, una delle tredici porte delle vecchie mura urbiche.

CHIESA DI SANT'ANNA
Corso Persiani

La chiesa, costruita originariamente nel corso del Quattrocento, venne poi rifatta nel XVIII secolo. Al suo interno vi è una fedelissima riproduzione della Santa Casa di Loreto, quale era prima dell’incendio del 1921, e un’antichissima immagine della Madonna.

CHIESA DI SAN FILIPPO NERI
Corso Persiani

La settecentesca facciata è stata restaurata di recente. Interno barocco, a una navata. L'altare maggiore è in legno con una velatura in oro zecchino, come in oro sono le decorazioni delle cantorie, del pulpito e dei coretti. La tela con l' Estasi di San Filippo è di Pier Simone Fanelli, agli altari laterali le tele di San Carlo e della Madonna e Santi rispettivamente di Andrea Pasqualino Marini e di Saverio Moretti.

  CHIESA DI S. MARIA DE' MERCANTI
Corso Persiani

E' dedicata alla natività di Maria Santissima e appartiene all'antica Confraternita dei Mercanti che al tempo delle fiere era preposta alla vigilanza dell'onestà delle mercature. Fu fabbricata intorno al 1770. Pala dell'altare era il quadro dell'Annunciazione, opera giovanile del Lotto, ora conservato presso la pinacoteca comunale.



CATTEDRALE DI SAN FLAVIANO
Via Gregorio XII, 2

La chiesa, con l'annesso Palazzo Vescovile e le carceri, ha una lunga storia di costruzione e rifacimenti a partire dagli inizi del XII secolo. Caratteristica della cattedrale è la mancanza di facciata, incorporata nel nuovo Episcopio edificato nel Seicento, per cui la porta principale è ora posta nella fiancata laterale. Il vasto interno è a tre navate e l'attuale soffitto a cassettoni in legno intagliato risale al 1620 e venne fatto eseguire dal Cardinale Galamini. L'architetto Carlo Orazio Leopardi abolì gli archi acuti che sostituì con quelli ribassati. Nel piccolo atrio che precede il “Sancta Sanctorum” sono posti i sarcofagi del Cardinale Angelo da Bevagna, vescovo dal 1383 al 1412, del vescovo Nicolò delle Aste da Forlì, che iniziò il Santuario di Loreto, e del Papa Gregorio XII, il quale rinunciò al Papato e fu Vicario della Marca. Le carceri risalgono al XV secolo e furono aggiunte dal vescovo-cardinale Vitelleschi. Vi furono prigioniere anche le 32 “streghe” condannate al rogo dall'Inquisizione. L'antico Episcopio, risalente alla prima metà del Trecento, fino ad alcuni anni fa ha ospitato il Museo Diocesano (attualmente risistemato nel nuovo episcopio) con un'importante raccolta di dipinti eseguiti dal XVI al XVII secolo di artisti quali Guglielmo da Venezia, Ludovico Urbani, Giacomo da Recanati (1443), Sassoferrato, Guercino, e ancora una Sacra Famiglia attribuita al Mantegna; inoltre arredi e oreficerie di vari secoli, sculture, messali, opere d'arte minore. Nel loggiato del vecchio episcopio si trovano diversi pezzi lapidei, una statua romana e un lavabo di Andrea Sansovino.

La Cattedrale è attualmente chiusa a causa di lavori di restauro.

CHIESA DI SANTA MARIA DI CASTELNUOVO
Via Giunta Angelo, 93

Chiesa di fondazione romanica appartenuta all'ordine dei Benedettini di Fonte Avellana, è la più antica di Recanati e risale alla prima metà del XII secolo. La facciata, dalla tipica struttura a capanna, è caratterizzata dalla presenza di tre rosoni (quello centrale occluso per metà per collocare l'organo) e da un pregevole portale in pietra, la cui lunetta fu scolpita da Mastro Nicola Anconetano con un bassorilievo rappresentante la Madonna in trono con gli Arcangeli Michele e Gabriele e datato 11 aprile 1253. L'interno originario è andato completamente cancellato dai lavori del 1840, anche se recenti restauri hanno riportato alla luce frammenti di antichi affreschi di Pietro da Recanati, risalenti all'inizio del XV secolo. La croce cerchiata in pietra, attualmente sopra il fonte battesimale, era nel rosone centrale. L'affresco raffigurante la Madonna con Bambino è attribuito a Pietro di Domenico da Montepulciano. Fra i dipinti che l'abbellivano erano anche La Trasfigurazione di Lorenzo Lotto e il Polittico di Guglielmo Veneziano, ora custoditi nella Pinacoteca di Villa Colloredo Mels. La torre campanaria, nella sua primitiva forma, è la più antica della città (XII secolo).

CHIESA DI SANTA MARIA DI VARANO
Via Cupa Madonna di Varano presso il Cimitero

Chiesa e annesso convento furono costruiti nel 1450 per l’Ordine dei Frati Minori Osservanti. Nel 1873, cacciati i frati e abbattuti due lati del convento, l’orto divenne Pubblico Cimitero, e qui si trova la tomba di Beniamino Gigli. Vi si conserva ancora il pozzo di San Giacomo della Marca e affreschi nelle lunette del portico. La Cappella di San Diego venne commissionata da Don Diego Zapata. Nella chiesa si trovano due tele di Pier Simone Fanelli, raffiguranti rispettivamente San Francesco e San Lorenzo da Brinidisi, e un dipinto con Sant’Antonio di Marino Pasqualini. L’altare ligneo risale al XVII secolo. La chiesa subì ulteriori trasformazioni alla facciata e al soffitto a travatura nel XVIII secolo.

CHIESA DI SAN FRANCESCO
Via Castelfidardo

Eretta insieme al convento nel 1200, fu completamente rifatta tra il 1776 e il 1778. All’interno vi sono pregevoli opere di Palma il Giovane: La Resurrezione, nel primo altare a sinistra e L’Immacolata in sagrestia.

 
Palazzi PDF Stampa E-mail
Informazioni e Accoglienza Turistica - Palazzi
PALAZZO LEOPARDI
Via Leopardi, 14

Nel XVII secolo l’architetto Carlo Orazio Leopardi riunificò due palazzi esistenti e ideò l’elegante facciata con i balconi che guardano verso mezzogiorno. All’interno, dove a tutt’oggi vivono i discendenti del poeta, si può accedere alla preziosa e ricchissima Biblioteca, nella quale sono conservati più di 20.000 volumi, ivi raccolti e ordinati dallo stesso Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, oltre una vasta raccolta di documenti, manoscritti e ricordi. Vi si accede salendo un ampio scalone del Settecento, anch’esso costruito dall’architetto Carlo Orazio Leopardi. Sulle pareti sono murati alcuni reperti archeologici raccolti dal padre del poeta.

CENTRO NAZIONALE DI STUDI LEOPARDIANI
Via Monte Tabor, 2

Costruito alla fine degli anni Trenta su progetto di Guglielmo de Angelis d’Ossat con uno stile architettonico oggi rivalutato, è sede di continue manifestazioni culturali di livello internazionale, convegni, seminari, conferenze. Dal Centro sono partiti il progetto “Leopardi nel mondo” e la costituzione del Centro Mondiale della Poesia presieduto da Mario Luzi. Si può visitare un originale museo didattico-artistico dedicato alla vita, ai luoghi, ai personaggi e alle città di Giacomo Leopardi. Al Centro Studi sono conservati il Ritratto del Poeta, dipinto da Domenico Morelli, la maschera di morte, calco in gesso del volto del poeta defunto, manoscritti e numerose opere dedicate da artisti italiani e stranieri a Giacomo Leopardi.

COLLE DELL'INFINITO E CENTRO MONDIALE DELLA POESIA E DELLA CULTURA
(ex convento di Santo Stefano)

Monte Tabor e Via Santo Stefano

È la sommità del Monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo, ispiratore dell’omonimo idillio composto da Leopardi a 21 anni. Il colle era meta delle passeggiate di Giacomo che vi accedeva direttamente dal giardino di casa, passando attraverso l’orto del convento di Santo Stefano. Attualmente è aperto al pubblico come sede del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura G. Leopardi. Una stradina tra il verde conduce lungo il muro di cinta di Casa Leopardi; in una casetta di fronte al giardino, d’inverno abitava Nerina, figura centrale delle Ricordanze. Un'esedra, emiciclio verde di fronte ai monti azzurri, segna l'inizio del Parco Letterario “Giacomo Leopardi”; il viale interrotto da scalinate conduce nel cuore dei luoghi leopardiani tra il verde e squarci di cielo. La salita conduce al Sacello, ricomposizione simbolica di elementi architettonici e significati letterari che, nella sua concezione aperta, diviene urna non del corpo del Poeta ma della sua memoria. Tre sono i principali elementi di cui si compone il sacello: il cemento, l'acqua e le pietre, che acquistano, inseriti in questo contesto, significati simbolici. Le pietre di cui si compone il sacello provengono dalla originaria tomba di Giacomo Leopardi, situata nel pronao della Chiesa di San Vitale Fuorigrotta a Napoli.



PALAZZO ANTICI-MATTEI
Via Antici, 7

Casa natale della marchesa Adelaide Antici, madre di Giacomo Leopardi, e nella cui Galleria avvenne il matrimonio con Monaldo. L’edificio, risalente al XVI secolo, è caratterizzato da linee semplici ed eleganti; le iscrizioni in latino sugli architravi delle finestre richiamano il lustro della famiglia, prima “Antiqua” e poi “Anticia”. Nell’edificio è custodito tra l’altro un importante archivio, in parte proveniente per eredità dalla famiglia romana dei Principi Mattei, cui apparteneva il cardinale Carlo Mattei, il quale siglò con Napoleone l’importante trattato di Tolentino. Da questa casa uscirono illustri uomini d'armi, di lettere e di fede, come i cardinali Tommaso e Ruggero, Rinaldo, capitano dei crociati, e il marchese Giulio, al cui nome è legata l'amministrazione della città di Recanati per circa venticinque anni. Di fronte all'ingresso del palazzo, il cardinale Tommaso Antici fece costruire una scuderia, ornata di un tipico prospetto con alcune statue e busti provenienti dal circo Flaminio di Roma.

PALAZZO DALLA CASAPICCOLA
Piazzale Gioberti, 2

Palazzo nel centro storico di Recanati: la parte centrale, rimasta intatta, fu edificata nel 1600, le ali laterali furono trasformate nel 1800. Fu costruita allo scopo di ospitare cardinali e alti prelati che da Roma si recavano in pellegrinaggio verso il Santuario di Loreto. I saloni del piano nobile hanno i soffitti splendidamente affrescati con scene mitologiche e grottesche. In quello principale si possono ammirare un camino in pietra del Settecento e un raro fortepiano a coda realizzato a Vienna e datato 1840. Dal bel giardino settecentesco nel cortile interno si può ammirare il Colle dell'Infinito.

PALAZZO MAZZAGALLI
Via Roma, 4

Costruzione in mattone cotto, con ornamenti in pietra; si è incerti se attribuire il disegno, che risale alla fine del Quattrocento, a Giuliano da Majano o Luciano Laurana. Lo stemma che sovrasta il portone è dei Massucci della Stella, una delle più antiche e importanti famiglie nobili, ora estinta.

PALAZZO CECCARONI
Via Roma, 14

Settecentesco palazzo, già Massucci, costruito su edifici trecenteschi su disegno dell’architetto Carlo Orazio Leopardi. Fu l’abitazione del grande ceramista recanatese Rodolfo Ceccaroni.

PORTA MARINA
Via XX Settembre

Fu ricostruita in sostituzione dell’antica “Porta a Mare” in occasione della visita di Papa Pio VI nel 1782, su disegno dell’architetto Francesco Ciaraffoni di Jesi. Il busto bronzeo del Papa, fatto da Giuseppe Valadier, e le iscrizioni in oro furono depredate dai francesi durante l’assedio della Città. Lo stemma dei Braschi fu invece abbattuto nel 1860. Recentemente sono state restaurate le antiche porte in legno dell’epoca. Ai lati si possono ammirare i due posti di guardia nei quali risultano evidenti, oltre ai piccoli camminamenti, bocche di fuoco laterali.

PALAZZO ROBERTI
Via Calcagni, 19

È uno dei palazzi più belli della città, appartenuto alla famiglia dei marchesi Roberti, ora Carancini. Il prospetto fu rifatto nel 1719 da Ferdinando da Bibbiena, in cotto e con decorazioni in travertino. Sempre del Bibbiena è il disegno dell’atrio d’ingresso e della maestosa scala, la più ampia e tra le più belle che si possano vedere a Recanati.

CASA MALPELI
Via Calcagni, 13

Edificio del Quattrocento. Caratteristici i quattro archi murati in cotto.



PALAZZO VENIERI
Via Cavour, 53

L’edificio fu fatto erigere dal Cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Majano, il quale diresse anche i lavori di costruzione. Il palazzo, situato sul punto più alto della zona centrale di Recanati e a cavallo delle mura urbiche, fu concepito come una costruzione a metà tra residenza e castello urbano. Nell’agosto del 1497 la morte del cardinale pose fine ai lavori del palazzo, che rimase così incompiuto. Nel XVIII secolo i nuovi proprietari ripresero i lavori e il palazzo assunse un nuovo aspetto, quello che conserva tuttora: venne innalzato un altro piano e le logge e gli archi del portico, con colonne in pietra d’Istria e raffinati capitelli con lo stemma cardinalizio, vennero chiusi nella facciata. Il cortile interno, che conserva ancora il disegno originale, si apre ad ali sul paesaggio collinare seguendo un modello che si riscontra frequentemente nelle architetture rinascimentali marchigiane; un arco-balcone si affaccia sulla fascia costiera e sopra di esso spicca un orologio con l’iscrizione «Volat irreparabile tempus». A Palazzo Venieri furono ospiti due Papi, Paolo III nel 1539 e Pio VII nel 1814. Con questo palazzo Giuliano da Majano sperimentò la soluzione che poi rimise in atto con la Villa di Poggioreale costruita per Alfonso d’Aragona a Napoli. Di fronte al palazzo una delle zone verdi della città, i giardini pubblici, che si snodano su tre livelli e aprono un vasto sguardo sull’Appenino e l’entroterra marchigiano.

TEATRO PERSIANI
Via Cavour

Inaugurato nel 1840, fu fortemente voluto dal gonfaloniere Monaldo Leopardi, grande appassionato di rappresentazioni, in sostituzione del vecchio che era presso il Palazzo Comunale. L’architetto Tommaso Brandoni per il progetto si ispirò ai moderni teatri del tempo. La sala presenta la curva a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi. Il boccascena è architravato e sorretto da binati di paraste decorate, culminanti in coppie di mensoloni a modiglione. L’apparato decorativo venne dipinto dai sangiorgesi Saverio ed Eusebio Basili; il plafone, raccordato con lunette dipinte a trompe-l'œil, venne affrescato dal riminese Marco Capizucchi e rinnovato nel 1870 dai recanatesi Luigi Basvecchi e Lorenzo Urbani; la scenotecnica venne curata dal maceratese Gaetano Ferrari mentre le scene fornite dal celebre pittore e scenografo di Faenza, Romolo Liverani. Il teatro è intitolato a una delle glorie di Recanati, Giuseppe Persiani, fra gli operisti più in voga della prima metà dell’Ottocento. La consacrazione come operista gli venne con «Danao re d’Argo» (1827) su libretto di Felice Romani, definita “geniale” dallo stesso Giacomo Leopardi in una lettera al fratello Carlo. La grande fama gli arrivo nel 1835 con l’opera «Ines de Castro», su libretto di Salvadore Cammarano, che raccolse consensi non solo in Italia ma in tutta Europa. Al secondo piano del teatro è ospitato il Museo dedicato a Beniamino Gigli, in cui sono raccolti costumi di scena, partiture musicali, documenti, dischi e altri ricordi del grande tenore.

PIAZZA GIACOMO LEOPARDI E PALAZZO COMUNALE
Piazza G. Leopardi

Il secondo centro artistico-culturale di Recanati è la piazza intitolata a Giacomo Leopardi, con il neoclassico Palazzo Comunale, costruito alla fine dell' Ottocento in occasione del primo centenario della nascita del poeta, su progetto di Pietro Collina. L'Aula Magna, nella quale risuonò il discorso commemorativo di Giosuè Carducci nel 1898 e dove è tuttora conservato il pianoforte di Beniamino Gigli, fu decorata dall'architetto Gaetano Koch, stesso autore del palazzo della Banca d'Italia a Roma. D'interesse all'interno del Palazzo Comunale sono anche la Sala di Rappresentanza con il busto del Poeta eseguito da Giulio Monteverdi, la Sala degli Stemmi con le insegne delle città che parteciparono al primo Centenario Leopardiano del 1898 e l'Aula Consiliare decorata da Matteo Tassi.Il Palazzo Comunale ospita altresì Il Museo della Chitarra “Oliviero Pigini”, le Sale Leopardiane, dove possono vedersi antichi carteggi e lettere del giovane Giacomo e dei suoi amici e parenti e inoltre quadri, cimeli e perfino reliquie donate da Beniamino Gigli. Al centro della piazza è posto il monumento del poeta eseguito da Ugolino Panichi mentre nel lato sud svetta la Torre del Borgo, torre ghibellina la cui primitiva costruzione, simbolo della fusione in un unico Comune degli antichi castelli, risale al XII secolo. Sui lati di questa costruzione spiccano il leone rampante nello stemma cittadino, scolpito da Jacopo Sansovino, lo stemma della città di Fermo, regalato ai recanatesi nel XIII secolo in segno di alleanza, il bassorilievo bronzeo di Pier Paolo Jacometti raffigurante la Traslazione della Santa Casa di Loreto (1634), un orologio, il cui quadrante in pietra bianca risale al 1562 e la targa ai caduti di Guido Cirilli (1923).

PALAZZO GALAMINI
Piazza G. Leopardi, 10

L’edificio fu originariamente proprietà della famiglia del Cardinale Agostino e poi passò agli eredi Carancini. Nella sua struttura son ben visibili tracce di architettura cinquecentesca; il portale venne rifatto nel Settecento. Nel cortile è segnalato un capitello a foglie di giglio del XIII secolo.

  PALAZZO PODALIRI
Corso Persiani,7

All’interno è presente una sala decorata con affreschi di scuola romana del XVI secolo. La facciata fu rifatta nell’Ottocento su disegno di Carlo Orazio Leopardi. Interessanti gli infissi che si affacciano su Corso Persiani.

PALAZZO LUCIANI - BAMBINI
Corso Persiani, 36

Il prospetto, pur avendo subito alcune modifiche, conserva tuttavia il suo stile cinquecentesco. Sotto le finestre è scolpita la data “anno 1514”. Durante il Governo pontificio fu sede del Governatore della città, che nel piano nobile teneva il suo tribunale. Il disegno fu eseguito da Cassiano da Fabriano.

PORTA SAN FILIPPO
Via Porta San Filippo

Questa porta ghibellina fu parzialmente restaurata nell’Ottocento dall’ingegnere Collina. I caratteri medioevali sono ancora ben riconoscibili: la porta è formata da un grosso torrione con beccatelli a sporto e una cortina di difesa tagliata da una grande apertura.

CASA BRUGLIA
Corso Persiani, 77

Di particolare valore storico e architettonico, il quattrocentesco palazzo presenta linee semplici ed eleganti, con decorazioni in terracotta sulle finestre. Fu sede della Congregazione di Carità.

PALAZZO BENEDETTUCCI
Corso Persiani, 44

Già Melchiorri, fu casa natale di Nicola Badaloni. Qui ha sede la Biblioteca “Padre Clemente Beneddettucci” che conserva oltre 45.000 volumi, incunaboli, manoscritti, rare e preziose stampe che si riferiscono esclusivamente alla musica. Vi sono le partiture del repertorio bandistico, fantasie e trascrizioni di opere e operette, in particolare italiane, risalenti per lo più al periodo 1880/1930. Le finestre sotto le arcate della facciata sono settecentesche mentre il portale risale al Seicento.

CASA CAPRETTI
Corso Persiani, 60/A

Detta comunemente “Casa del Boia”, risale al XIV secolo. Interessanti le finestre in cotto dei piani superiori.

BASTIONI
Via Cesare Battisti

Torri cilindriche erette nella prima metà del XV secolo, ai tempi degli Sforza. Ai piedi delle mura si estende l’area dell’antico “gioco del pallone” , ora trasformato in campi da tennis e parco giochi; qui vinse il giocatore a cui il Leopardi dedicò nel 1821 l’ode «A un giocatore di pallone». Vastissimo si apre il panorama sulla zona costiera, da una terrazza sovrastante le mura.

  CASE QUATTROCENTESCHE
Via Falleroni dal n° 23 al n°37

Gruppo di case costruite sui resti di un portico ad archi leggermente acuti con fregi in terracotta, del XV secolo. Era la Loggia dei Mercanti, di costruzione medievale, dove si svolgeva l’antica fiera.

EDIFICIO SETTECENTESCO
Via Falleroni, 56-58-60

Edificio del XVII secolo con facciata stile impero, mascheroni e grifi in terracotta. A progettare la costruzione fu l’architetto Tommaso Brandoni.

VILLA COLLOREDO MELS
Via Gregorio XII

Di impianto medievale, l'edificio assunse la fisionomia di palazzo, e villa insieme, verso la fine del Cinquecento, divenendo oggetto di continue trasformazioni nel corso dei secoli, fino a ottenere l'aspetto attuale in epoca neoclassica, quando l'architetto Leopardi ne disegnò la facciata; l'intonaco, poco usato nelle architetture recanatesi, assurse qui al compito di copertura per le precedenti stratificazioni. Dall'estate del 1998 la Villa è sede della Pinacoteca Comunale. Una parte delle cantine, la zona più antica della villa, risalente al XV secolo, è occupata dagli studi di registrazione Màlleus e dall'Antica Bottega Amanuense dello stesso Màlleus, unico Scriptorium esistente in Italia e il maggiore in Europa. Verso il lato posteriore dell'edificio si apre il parco a più piani, con percorsi attraenti tra il verde intenso di alberi ad alto fusto e vegetazione abbondante. Una zona del parco era un tempo destinata a cimitero degli ebrei mentre fino a pochi anni fa è stata sede dello zoo di Recanati. Oggi il parco ospita il WWF e il CEA (Centro Educazione Ambientale) del Ministero dell'Ambiente.

PORTA ROMANA
Via Porta Romana

Detta anticamente di Santa Margherita. La trasformazione ideata dagli architetti Masserini e Brandoni, ha incorporato nella sovrastruttura la merlatura ghibellina, demolendo il corridoio di difesa che l’univa alla guardiola presso casa Monti.

EX CASA GIGLI
Via Piaggia di Castelnuovo, 22

Edificio signorile del XVII secolo che ha visto venire alla luce, il 20 marzo 1890, il celebre tenore recanatese Beniamino Gigli.

VILLA BENIAMINO GIGLI A MONTARICE
(Edificio Privato)

Al confine dei tre Comuni, a quattro chilometri dal mare Adriatico, ad altrettanti dal Santo Colle di Loreto e a sei chilometri dall'Infinito Leopardiano, svetta come una bianca vela la villa di Beniamino Gigli. L' indimenticato tenore, affermatosi definitivamente in terra americana tra gli anni '20 e '30, diede incarico al fratello Catervo, professore di Belle Arti e all'architetto Florestano di Fausto di edificare una villa in cima al colle dove non erano che pietre arse e piante selvatiche. Di Fausto, notissimo per i piani regolatori e le opere eseguite a Rodi, Tirana, Il Cairo, Tunisi e Ankara. eresse una vera reggia in stile liberty con circa 60 locali, alcuni molto fastosi come la hall, il salone delle feste, il coro liturgico, la galleria. Vi sistemò numerose stanze per gli ospiti, una stanza in stile cinese, un fumoir con sala da gioco, il tinello rustico, una graziosa Cappellina dedicata alla Vergine, abbellita da vetri cromatici e da arredi in stile veneziano. Più di 20 sono le sale da bagno e fra esse merita una particolare attenzione quella creata in stile pompeiano con una piccola piscina all'interno. In cima alla villa spicca una torretta dove venne collocato il giardino d'inverno con decorazioni, stucchi e animali impagliati. Imponenti e un poco misteriosi i servizi posti nel piano interrato. I mobili e tutti gli arredi furono forniti dalla celebre ditta palermitana Ducrot, la stessa che provvide ad arredare il transatlantico REX. Le decorazioni pittoriche sono del pittore e xilografo marchigiano Adolfo de Carolis; questi, allievo di Giovanni Costa e frequentatore del gruppo In Arte Libertas, ricevette da essi ispirazione decorativa a sfondo preraffaelita, la base del suo stile artiustico. A ponente della villa è posta una grande fontana ornata da statue di bronzo rappresentanti le Sirene che interrompono il loro canto perché ammaliate dalla voce di Beniamino; l'opera è di Catervo Gigli. Il parco si stende su una superficie di circa sei ettari ed è stato sistemato, nello stile del giardino all'italiana, dal floricultore romano Angelo Galimberti. La villa non è attualmente visitabile poiché di proprietà privata.

MONTEFIORE E IL CASTELLO

Tra gli affreschi della Sala del Consiglio di Recanati, alzando gli occhi al cielo, si può ammirare il dipinto raffigurante Il Castello di Montefiore, eseguito nel 1989 dal Tassi di Perugia. Tale opera è testimonianza del quasi millenario legame della Città con la popolazione e i luoghi che furono lungamente contesi dai comuni vicini e in particolare da Osimo e Montefano. Il Borgo fu costruito al confine fra gli insediamenti Longobardi del Ducato di Spoleto e i Bizantini della Pentapoli, sulla sommità di un'altura che domina la parte occidentale delle valli del Musone e del Potenza. Il castello, costruito dai recanatesi alla fine del Duecento, è visibile da Recanati e da tutto il paesaggio circostante, fino al mare, al Monte Conero e ai paesi delle colline che gli fanno da corona. Si ritiene che la Torre, posta al centro del Castello e alta quaranta metri, fosse stata eretta per avvistare e segnalare i pericoli e le aggressioni nell'Età Comunale. La chiesa, dedicata a San Biagio, di cui si ha notizia sin dal 1184, fu eretta a parrocchia nel 1462. Essa superava nel Seicento le 300 “anime”; nell'Ottocento esse erano salite a 703. Le trasformazioni da castello murato a borgo rurale si ritrovano nelle caratteristiche architettoniche che portarono a continui interventi. Finalmente nel 2000 sono stati avviati i lavori di restauro del Castello che non è a tutt'oggi visitabile nell'interno, ma fin da ora Montefiore è meta di ogni visitatore che desideri meglio conoscere le nobili tradizioni di un popolo che conserva memoria delle antiche musiche e danze della “Castellana” e capire la poesia e le bellezze del paesaggio dolce che è tra le valli del Musone e del Potenza, tra il mare e i monti azzurri.

 
 

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