| Da Recanati per.... |
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Loreto è celebre per il Santuario della Santa Casa (dove visse Gesù a Nazareth) che, secondo una tradizione medioevale, fu qui miracolosamente traslata nel 1294. La città è situata sopra un colle, tra le valli dei fiumi Potenza e Musone ed è una delle maggiori mete di pellegrinaggio del mondo. Le migliaia di presenze annuali relative al turismo religioso condizionano in modo significativo e positivamente l'intera economia del paese, strutturata conseguentemente per l'accoglienza dei pellegrini e per la produzione di articoli religiosi.Il Santuario della Santa Casa (XV-XVIII sec.) fu edificato per volontà di papa Paolo II nel 1468. La cupola e il campanile sono opera del Vanvitelli; nel corso dei secoli vi lavorarono grandi artisti (Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo, Francesco di Giorgio Martini, il Bramante e il Sansovino sono i principali). All'interno, sotto la cupola, si trova la Santa Casa, splendidamente rivestita di marmo con statue e rilievi; nel bracciodestro, la Sagrestia di S.Giovanni ha affreschi di Luca Signorelli. Nella monumentale Piazza della Madonna, davanti al Santuario, si erge il Palazzo Apostolico con portico e loggia del XVI sec., sede della Pinacoteca Museo, ricca di importanti opere d'arte. Da visitare anche i Bastioni cinquecenteschi. Il Museo Pinacoteca ha sede nel Palazzo Apostolico e conserva l'archivio storico della Santa Casa. Vi si trovano opere del Lotto e del Parmigianino, arazzi del Mattens su disegno di Raffaello Sanzio, un crocefisso del Gianbologna ed una collezione maioliche e vasi da farmacia realizzati nella seconda metà del XVI secolo.
Porto Recanati si trova lungo la costa a Nord della foce del Potenza. Deve il suo recente sviluppo alla lunga spiaggia attrezzata, che ne ha fatto uno dei luoghi turistici più conosciuti della regione. Ancora oggi importante centro peschereccio, sorse al tempo di Federico II come porto di Recanati, poco distante dal luogo in cui era Potentia, colonia romana fondata nel 184 a.C. e distrutta nel V secolo.L'antico Castello fu eretto nel XV secolo per difendere la costa da continue incursioni di pirati turchi. Oggi ospita la Pinacoteca Comunale. La Pinacoteca comunale Attilio Moroni accoglie opere di Rosso Fiorentino, Spagnoletto, Salvatore Rosa, Antonio Canova ed un'importante raccolta di dipinti dell'Ottocento Italiano, soprattutto della corrente dei macchiaioli.
Numana si presenta divisa in due nuclei: Numana Alta, su un declivio del monte Conero, a picco sul mare Adriatico, e Numana Bassa sul litorale. Fu antico porto dei Piceni, centro di scambi commerciali con i Greci nell'VIII sec. a.C. Ha 6 km di spiaggia con scogli e ghiaia ed un porto turistico con due moli banchinati con 645 posti barca (informazioni: Lega Navale Italiana).A Sirolo, paese di caratteristiche medievali, con la bella chiesa del SS. Sacramento (XV sec.) ha sede il Consorzio del Parco del Conero. La Riviera del Conero ha stupende spiagge incastonate tra roccia e fitta vegetazione, paradiso degli ecoturisti: scendendo da Sirolo, centro d'artigianato tessile, si possono raggiungere: Grotta Urbani, San Michele, Sassi Neri e Le Due Sorelle. La spiaggia di Sirolo si estende per 2,5 km con scogli e ghiaia. L'Antiquarium conserva reperti piceni e romani. Interessante meta escursionistica è il Monte Conero, centro del Parco Regionale, con sotto bosco e macchia mediterranea, che offre bei panoramie e passeggiate piacevoli.
Il Monumento di Vito Pardo commemorativo della omonima battaglia vinta nel 1860 dai Piemontesi sui Pontifici è valorizzato da un bel contesto di cipressi. Suggestivo l'atteggiamento del generale Cialdini che al culmine del gruppo conduce a cavallo l'assalto delle truppe. Il monumento sprigiona una notevole forza plastica. Il Museo Risorgimentale della Battaglia ha sede presso il cinquecentesco Palazzo Mordini. Nel museo sono raccolti documenti e cimeli a ricordo della battaglia del 18 settembre 1860, combattuta e vinta a Castelfidardo dall'esercito piemontese contro l'esercito pontificio. Il Museo Internazionale della Fisarmonica racconta la storia e l'evoluzione dello strumento musicale attraverso oltre 150 esemplari a partire dalla prima bottega artigiana, aperta nel 1863.
Osimo è situata sulle colline tra le valli dell'Aspio e del Musone, a 18 km da Ancona. E' una città antica, cinta da mura romane e medievali. Il centro storico possiede chiese vetuste e nobili palazzi del '600 e del '700. Il nome della cittadina deriva da Auximon, municipio romano. In età bizantina appartenne alla Pentapoli marittima come centro di rilevante importanza. Divenne libero comune nel 1100 e fu dominata dai Malatesta e dagli Sforza. I ruderi romani della Cinta Muraria (III-II sec. a.C.) e il ninfeo Fonte Magna (I sec. a.C.), la Chiesa di S. Marco con una tela del Guercino e la Chiesa di San Nicolò con portale gotico trecentesco, il Santuario di S. Giuseppe da Copertino (del XIII sec., trasformato nel XVIII sec.) con annesso chiostro e convento; la Cattedrale di S. Leopardo (fondata nell'VIII sec. ma più volte rifatta nel corso dei secoli) al cui interno vi sono diverse antichità (sarcofagi, reliquie di santi, sepolcro altomedievale) > e, poco distante, il Palazzo Vescovile. Il Palazzo Campana (XVIII sec.) sorto comenobile collegio è ora sede della Civica Raccolta d'arte. Il Museo Diocesano d'Arte Sacra di Osimo si trova all'interno del Battistero della Cattedrale. La Civica Raccolta d'Arte ha sede in Palazzo Campana. Presso il Municipio è possibile visitare il Museo del Risorgimento che conserva cimeli della storica battaglia.L'antico borgo di Offagna si sviluppa attorno alla Rocca che gli anconetani eressero nel 1454-56 per contrastare le mire espansionistiche della rivale Osimo. Il nome di Offagna deriva, probabilmente, dal nome della famiglia "Afrani", proprietaria nell'XI secolo dei poderi denominati "Massa Afraniana", primo nucleo da cui si sarebbe sviluppato il paese. Nella Rocca, sebbene le linee architettoniche del quadrilatero si presentino ancora medievaleggianti, le strutture difensive furono già pensate per resistere non al lancio di pietre o macigni, quanto alle novelle armi da fuoco (da qui le 50 postazioni per bombarde). Qui ha sede il Museo delle Armi Antiche e Il Museo di Scienze Naturali Luigi Paolucci che conserva esemplari di flora e fauna allestiti in modo da richiamare le caratteristiche del territorio.
Le origini di Jesi risalgono probabilmente ad una colonia di Umbri che si installò sul suo territorio in epoca precedente a quella romana. Vide passare gli Etruschi, i Galli Senoni, ed i Romani che la chiamarono Aesis. Fu "Città Regia" e ghibellina, fedele all'imperatore Federico II di Svevia che nacque nel suo territorio. Fu più volte distrutta da Visigoti, Ostrogoti e Longobardi ma risorse sempre riedificata sulle stesse rovine. Nei suoi colli si produce il famoso Verdicchio dei Castelli di Jesi.La Chiesa di S. Maria delle Grazie (fondata nel XV sec. e ristrutturata nel 1750) conserva un'immagine della Madonna della Misericordia probabilmente di Antonio da Fabriano. La Chiesa di San Nicolò è in stile romanico-gotico e la Chiesa di S. Marco, con i suoi interessanti affreschi, è gotica del XIII secolo. Il Duomo (XIII sec.) è dedicato a San Settimio, protettore della città, e possiede un campanile settecentesco. Il Palazzo rococò Pianetti Tesei, con giardino all'italiana, ospita la Pinacoteca Civica che conserva opere di Lorenzo Lotto. Il Teatro Pergolesi (fine XVIII sec.) ha tre ordini di palchi.In piazza Spontini si trovano il Palazzo Ricci del XVI secolo e il rinascimentale Palazzo della Signoria (fine XV sec.) opera dell'architetto Francesco di Giorgio Martini, che presenta, sul portale, il marmoreo leone, simbolo della città, scolpito da Michele da Milano. Interessante l'Obelisco Fontana del Grilli in cui otto leonesse soffiano acqua; imponenti e suggestive le Mura (XIV sec.), alle quali pose mano anche Baccio Pontelli, rafforzate da torrioni angolari e dai fortini di S. Floriano e di Montirozzo. La Pinacoteca Civica ha sede nel Palazzo Pianetti Tesei e conserva opere moderne e rinascimentali, tra cui opere di Lorenzo Lotto. Il palazzo della Signoria ospita il Museo Civico Archeologico che custodisce ritratti romani d'eta' repubblicana e giulio-claudia, vasi apuli, mosaici, decorazioni architettoniche, rilievi marmorei da ritrovamenti locali.
In epoca romana la città era situata 3 km più a valle. Dopo la sua distruzione gli abitanti si rifugiarono su più alte sedi, dove ora sorge la medievale città. L'attuale centro urbano è caratterizzato da edifici del XVI-XVIII secolo. Vanto della città è l'antica Università.Il centro della città è Piazza della Libertà con il Palazzo Comunale (XVII sec.), la bella Loggia dei Mercanti (XVI sec.) disegnata da Cassiano di Fabriano e la Torre dell'Orologio (1663) in cima alla quale si gode un panorama emozionante. Vicini sono il settecentesco Teatro Lauro Rossi, ben restaurato e L'Università che ha compiuto da poco il settimo centenario di vita.Non lontano Palazzo Bonnaccorsi, Palazzo Ricci sede della Pinacoteca d'Arte Moderna e la Basilica della Madonna della Misericordia riccamente decorata da stucchi e marmi. Il grandioso Sferisterio, costruzione neoclassica destinata al gioco del pallone al bracciale, capace di 7.000 spettatori, oggi ospita spettacoli e manifestazioni varie. A soli 3 km, le rovine romane di Helvia Recina tra cui quelle notevoli del teatro. Il Museo di Storia Naturale di Macerata ospita sezioni di geologia e stratigrafia delle Marche, paleontologia, con fossili provenienti da varie parti del mondo, mineralogia, entomologia, ornitologia e malacologia. Palazzo Ricci Petrocchini ospita nella Galleria una notevole raccolta di dipinti e sculture dei più importanti artisti italiani del '900. Fu ricostruita in sostituzione dell’antica “Porta a Mare” in occasione della visita di Papa Pio VI nel 1782, su disegno dell’architetto Francesco Ciaraffoni di Jesi. Il busto bronzeo del Papa, fatto da Giuseppe Valadier, e le iscrizioni in oro furono depredate dai francesi durante l’assedio della Città. Lo stemma dei Braschi fu invece abbattuto nel 1860. Recentemente sono state restaurate le antiche porte in legno dell’epoca. Ai lati si possono ammirare i due posti di guardia nei quali risultano evidenti, oltre ai piccoli camminamenti, bocche di fuoco laterali.
L'Abbazia Cistercense di S.Maria di Chiaravalle di Fiastra è considerata la più importante Abbazia fiorita nel Piceno e rappresenta uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati dell’architettura cistercense in Italia.La delicata bellezza dei paesaggio naturale, le dolci colline, la verdissima pianura e una selva rigogliosa fanno da scenografica cornice a questo gioiello architettonico del secolo XII, creato dalla sapienza dei monaci i quali lavoravano più con lo spirito che con le mani. Nell'anno 1142, la sera del 29 novembre, un piccolo gruppo di monaci, provenienti dall'Abbazia di Chiaravalle di Milano, giungeva nella valle del Chienti, e si fermava ai piedi di Collalto tra Tolentino e Macerata ove il Duca di Spoleto e Marchese di Ancona, Guarnerio II, <<pensando alla futura ricompensa e alla remissione dei peccati>>, aveva donato loro alcuni territori, perché vi costruissero un'Abbazia. I monaci erano in numero di dodici, più l'Abate, a somiglianza di Cristo con gli Apostoli e portavano con sé soltanto i libri liturgici e gli attrezzi per il lavoro. In questa valle che si dispiegava davanti ai loro occhi solitaria, verde, ricca di selve e di acque, dovettero sicuramente trovare una corrispondenza ideale con il modo di vita che avevano scelto di condurre. Essi cercavano prima di tutto la solitudine. Erano monaci e conseguentemente all'etimologia del loro nome ("monos" significa solo) intendevano separarsi dagli uomini e rendersi estranei ai costumi del mondo. E il luogo dove erano giunti era lontano dai centri abitati, mentre la presenza tutto intorno di estese foreste contribuiva ad accrescere l'isolamento. Volevano vivere del lavoro delle proprie mani: quelle terre vergini, significavano lavoro e possibilità di sussistenza. Avevano bisogno di acqua abbondante, preziosa sia per l'uso domestico di una comunità che sarebbe diventata numerosa, che per le colture; le acque dei fiumi scorrenti nella valle, sapientemente indirizzate, avrebbero irrigato i campi, i prati, gli orti e azionato le ruote dei loro mulini. Ma ben presto i monaci si avvidero che la piana di "Villa Maina" (Villamagna) in una insenatura del fiume Fiastra vicino alla confluenza del torrente Entogge offriva una posizione ancora più consona ai loro ideali di vita monastica. Acquistate perciò quelle terre, cominciarono ad edificarvi la loro Abbazia, una nuova Chiaravalle, destinata a diventare centro irradiatore, per largo raggio, di vita religiosa, culturale e sociale nel corso dei secoli, realizzata sul modello di quella di Milano che avevano lasciato e particolarmente di Clairvaux di Francia, la Chiaravalle di S. Bernardo. Ed era in Francia e propriamente a Citeaux, che qualche decennio prima la storia di questi monaci aveva preso inizio.
Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da Ancona. Fu l'antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d'Italia, nella valle del torrente Sentino.La chiesa di San Clemente, oggi non più adibita al culto, custodisce una raccolta di opere d'arte risalenti ai secoli XV e XVI tra cui un trittico di Antonio da Fabriano. La struttura della chiesa è caratterizzata dall'altare sopraelevato preceduto da un arco trionfale in pietra, dalle capriate in legno e, all'esterno da un antico campanile a vela. Le mura medioevali della città furono rinforzate di volta in volta dai vari occupanti e si sono mantenute in discreto stato di conservazione.
Camerino vanta una gloriosa storia medievale come capitale del ducato dei Da Varano e una nobile tradizione culturale: il suo 'studium' trecentesco fu riconosciuto Università nel 1727 da Benedetto XIII. Il suo valore era stato riconosciuto già in epoca romana in quanto prode alleata di Roma nelle guerre sannitiche e puniche.Nella centrale Piazza Cavour si affacciano il Duomo (ricostruito nel 1832 dopo il terremoto del 1799) fiancheggiato da due campanili, il Palazzo Arcivescovile (1572-80), probabilmente di Vignola, sede del Museo diocesano, il Palazzo Ducale, ora sede dell'Università (vi lavorò Braccio Pontelli), l'Orto Botanico attiguo al Palazzo Ducale. Il Palazzo Comunale conserva alcune opere di Bruno Bartoccini. L'ex chiesa di S. Francesco (XIII sec.), romanico-gotica, è sede della Pinacoteca. Infine dalla Rocca si gode uno splendido panorama. Il Museo Pinacoteca Diocesana è installato nelle sale del Palazzo Arcivescovile. Nella Sala del Tiepolo, è conservato il capolavoro che il pittore veneto dedicò alla Visione di San Filippo. La Pinacoteca e Museo Civico raccoglie opere di pittori locali dei secoli XIV-XVI provenienti dalla confisca dei beni di proprietà di ordini religiosi. Il Museo di Scienze Naturali dell'Università possiede, nella sezione geo-paleontologica, una notevole collezione di vertebrati fossili del Quaternario (ippopotami, elefanti e rinoceronti della piana di Colfiorito). Inaugurato nel 1840, fu fortemente voluto dal gonfaloniere Monaldo Leopardi, grande appassionato di rappresentazioni, in sostituzione del vecchio che era presso il Palazzo Comunale. L’architetto Tommaso Bandoni per il progetto si ispirò ai moderni teatri del tempo. La sala presenta la curva a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi. Il boccascena è architravato e sorretto da binati di paraste decorate, culminanti in coppie di mensoloni a modiglione. L’apparato decorativo venne dipinto dai sangiorgesi Saverio ed Eusebio Basili; il plafone, raccordato con lunette dipinte a trompe-l'œil, venne affrescato dal riminese Marco Capizucchi e rinnovato nel 1870 dai recanatesi Luigi Basvecchi e Lorenzo Urbani; la scenotecnica venne curata dal maceratese Gaetano Ferrari mentre le scene fornite dal celebre pittore e scenografo di Faenza, Romolo Liverani. Il teatro è intitolato a una delle glorie di Recanati, Giuseppe Persiani, fra gli operisti più in voga della prima metà dell’Ottocento. La consacrazione come operista gli venne con «Danao re d’Argo» (1827) su libretto di Felice Romani, definita “geniale” dallo stesso Giacomo Leopardi in una lettera al fratello Carlo. La grande fama gli arrivo nel 1835 con l’opera «Ines de Castro», su libretto di Salvadore Cammarano, che raccolse consensi non solo in Italia ma in tutta Europa. Al secondo piano del teatro è ospitato il Museo dedicato a Beniamino Gigli, in cui sono raccolti costumi di scena, partiture musicali, documenti, dischi e altri ricordi del grande tenore. Il secondo centro artistico-culturale di Recanati è la piazza intitolata a Giacomo Leopardi, con il neoclassico Palazzo Comunale, costruito alla fine dell' Ottocento in occasione del primo centenario della nascita del poeta, su progetto di Pietro Collina. L'Aula Magna, nella quale risuonò il discorso commemorativo di Giosuè Carducci nel 1898 e dove è tuttora conservato il pianoforte di Beniamino Gigli, fu decorata dall'architetto Gaetano Koch, stesso autore del palazzo della Banca d'Italia a Roma. D'interesse all'interno del Palazzo Comunale sono anche la Sala di Rappresentanza con il busto del Poeta eseguito da Giulio Monteverdi, la Sala degli Stemmi con le insegne delle città che parteciparono al primo Centenario Leopardiano del 1898 e l'Aula Consiliare decorata da Matteo Tassi. Il Palazzo Comunale ospita altresì Il Museo della Chitarra “Oliviero Pigini”, le Sale Leopardiane, dove possono vedersi antichi carteggi e lettere del giovane Giacomo e dei suoi amici e parenti e inoltre quadri, cimeli e perfino reliquie donate da Beniamino Gigli. Al centro della piazza è posto il monumento del poeta eseguito da Ugolino Panichi mentre nel lato sud svetta la Torre del Borgo, torre ghibellina la cui primitiva costruzione, simbolo della fusione in un unico Comune degli antichi castelli, risale al XII secolo. Sui lati di questa costruzione spiccano il leone rampante nello stemma cittadino, scolpito da Jacopo Sansovino, lo stemma della città di Fermo, regalato ai recanatesi nel XIII secolo in segno di alleanza, il bassorilievo bronzeo di Pier Paolo Jacometti raffigurante la Traslazione della Santa Casa di Loreto (1634), un orologio, il cui quadrante in pietra bianca risale al 1562 e la targa ai caduti di Guido Cirilli (1923). |
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Loreto è celebre per il Santuario della Santa Casa (dove visse Gesù a Nazareth) che, secondo una tradizione medioevale, fu qui miracolosamente traslata nel 1294. La città è situata sopra un colle, tra le valli dei fiumi Potenza e Musone ed è una delle maggiori mete di pellegrinaggio del mondo. Le migliaia di presenze annuali relative al turismo religioso condizionano in modo significativo e positivamente l'intera economia del paese, strutturata conseguentemente per l'accoglienza dei pellegrini e per la produzione di articoli religiosi.
Porto Recanati si trova lungo la costa a Nord della foce del Potenza. Deve il suo recente sviluppo alla lunga spiaggia attrezzata, che ne ha fatto uno dei luoghi turistici più conosciuti della regione. Ancora oggi importante centro peschereccio, sorse al tempo di Federico II come porto di Recanati, poco distante dal luogo in cui era Potentia, colonia romana fondata nel 184 a.C. e distrutta nel V secolo.
Numana si presenta divisa in due nuclei: Numana Alta, su un declivio del monte Conero, a picco sul mare Adriatico, e Numana Bassa sul litorale. Fu antico porto dei Piceni, centro di scambi commerciali con i Greci nell'VIII sec. a.C. Ha 6 km di spiaggia con scogli e ghiaia ed un porto turistico con due moli banchinati con 645 posti barca (informazioni: Lega Navale Italiana).
Osimo è situata sulle colline tra le valli dell'Aspio e del Musone, a 18 km da Ancona. E' una città antica, cinta da mura romane e medievali. Il centro storico possiede chiese vetuste e nobili palazzi del '600 e del '700. Il nome della cittadina deriva da Auximon, municipio romano. In età bizantina appartenne alla Pentapoli marittima come centro di rilevante importanza. Divenne libero comune nel 1100 e fu dominata dai Malatesta e dagli Sforza.
e, poco distante, il Palazzo Vescovile. Il Palazzo Campana (XVIII sec.) sorto comenobile collegio è ora sede della Civica Raccolta d'arte. Il Museo Diocesano d'Arte Sacra di Osimo si trova all'interno del Battistero della Cattedrale. La Civica Raccolta d'Arte ha sede in Palazzo Campana. Presso il Municipio è possibile visitare il Museo del Risorgimento che conserva cimeli della storica battaglia.
Le origini di Jesi risalgono probabilmente ad una colonia di Umbri che si installò sul suo territorio in epoca precedente a quella romana. Vide passare gli Etruschi, i Galli Senoni, ed i Romani che la chiamarono Aesis. Fu "Città Regia" e ghibellina, fedele all'imperatore Federico II di Svevia che nacque nel suo territorio. Fu più volte distrutta da Visigoti, Ostrogoti e Longobardi ma risorse sempre riedificata sulle stesse rovine. Nei suoi colli si produce il famoso Verdicchio dei Castelli di Jesi.
In epoca romana la città era situata 3 km più a valle. Dopo la sua distruzione gli abitanti si rifugiarono su più alte sedi, dove ora sorge la medievale città. L'attuale centro urbano è caratterizzato da edifici del XVI-XVIII secolo. Vanto della città è l'antica Università.Il centro della città è Piazza della Libertà con il Palazzo Comunale (XVII sec.), la bella Loggia dei Mercanti (XVI sec.) disegnata da Cassiano di Fabriano e la Torre dell'Orologio (1663) in cima alla quale si gode un panorama emozionante. Vicini sono il settecentesco Teatro Lauro Rossi, ben restaurato e L'Università che ha compiuto da poco il settimo centenario di vita.
L'Abbazia Cistercense di S.Maria di Chiaravalle di Fiastra è considerata la più importante Abbazia fiorita nel Piceno e rappresenta uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati dell’architettura cistercense in Italia.
Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da Ancona. Fu l'antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d'Italia, nella valle del torrente Sentino.
Camerino vanta una gloriosa storia medievale come capitale del ducato dei Da Varano e una nobile tradizione culturale: il suo 'studium' trecentesco fu riconosciuto Università nel 1727 da Benedetto XIII. Il suo valore era stato riconosciuto già in epoca romana in quanto prode alleata di Roma nelle guerre sannitiche e puniche.